“Testimonianze e costumi tra XVI e XX secolo. L’elegantissimo anfiteatro presso la porta Stesicorea”, è questo il titolo dell’ultimo evento realizzato nell’ambito del Progetto Sperimentale di Valorizzazione e Fruizione dell’Anfiteatro romano di Catania, promosso dall’IBAM CNR e dal Catania Living Lab, e organizzato con il prezioso contributo del costumista Angelo Butera.


15025245_1498367163524110_5152487573397900378_oDomenica 13 novembre 2016 è stata realizzata, fra gli ambulacri ed i setti dell’Anfiteatro romano di Catania, una mostra di costumi storici che ha reso omaggio alla sartoria d’arte italiana, ponendo sotto i riflettori un tema del tutto fuori dall’ordinario ed esaltando il culto della bellezza, attraverso la creazione di uno storytelling originale che intreccia la storia del monumento all’evoluzione della moda nel corso dei secoli.

Il lento recupero ideologico dell’anfiteatro di Catania comincia, infatti, dopo secoli di abbandono, alla fine del 1500, quando uomini di cultura e appassionati eruditi volgono lo sguardo a quelle rovine che ancora timidamente emergevano tra gli edifici della città moderna. Antiche strutture, talora anche misteriose, che affascinavano e incuriosivano coloro che le osservavano, stuzzicando la fantasia dei cittadini e l’orgoglio dei maestri.

Proprio questi ultimi, ad un certo punto, iniziarono a scrivere una nuova storia, quella “dell’elegantissimo Anfiteatro” che “sorgeva presso la Porta Stesicorea”, studiando e documentando le strutture che ancora riuscivano a vedere. Nell’arco di pochi secoli, infatti, si compie un percorso di conoscenza e riscoperta del monumento che, dalla speculazione erudita del ‘500 e del ‘600 giunge alla concreta rinascita dell’anfiteatro romano, grazie agli interventi di scavo archeologico promossi da importanti personaggi tra il XVIII e XX secolo.

 

L’evento è stato realizzato grazie al contributo volontario e gratuito del costumista Angelo Butera, artigiano siciliano dal 1990, impegnato nella realizzazione di costumi storici della moda italiana ed europea, il cui curriculum vanta la partecipazione pluriennale al «Ballo del Doge», dove ogni anno riscuote consensi per i suoi abiti del 1700 in stile veneziano. Nel 2010 si aggiudica infatti il sesto premio con il costume “Conte di Gagliostro di Palermo”, nella tonalità di nero su nero ricamato a mano. Diverse sono le sue partecipazioni ai cortei storici locali e le prestigiose collaborazioni presso la Casa d’arte Peruzzi e l’antica Sartoria Sorelle Ferroni.

La riproduzione storica degli abiti di Angelo Butera, trae ispirazione da dipinti e dal mondo delle rappresentazioni teatrali. Ne è un esempio il dipinto di Mendez Bringa “Il ritorno dei villeggianti” che riproduce un abito da donna del 1890-1910, ed ancora un abito da dama di fine Ottocento ispirato al celebre romanzo “Il Gattopardo” e ai fasti della nobiltà siciliana. Un lavoro di studio di fonti iconografiche e storiche del tempo e di minuziosa ricerca di materiali quali stoffe e filati, contraddistingue la sua collezione privata che conta ben 200 capi.

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L’abito, così come inteso in questo contesto rappresenta più di quanto realmente esso è; racchiude uno stile di vita capace di rendere diverso chi lo indossa, narra esperienze e tendenze culturali nascoste nel tempo, rompendo gli schemi, trasformandosi in significato e significante del proprio ‘essere quotidiano’ quanto riflesso di un passato che ancor si specchia nel presente.


Articolo a cura di Jessica Di Grande, studentessa dell’Università degli studi Catania, tirocinante IBAM CNR