Sono nata dove il mare inonda gli occhi e il sole brucia le intenzioni. Sono nata nella terra delle contraddizioni, dove la bellezza si mescola con la deformità e il sogno diventa sgomento.

La mia città ha il mare. La mia città ha la montagna. La mia città ha le tradizioni. La mia città ha i Pupi come cuntastorie. La mia città è bella e ricca di un passato, ma non lo sa.

Decisi di ricordarglielo, di svegliarmi con lei. Percorsi le vie del centro centellinando i passi e scrutando gli anfratti bui e nascosti in attesa di rivelazione. Risalì la Via Vittorio Emanuele e mi fermai all’Archivio di Stato.

Citofonai. Il portone si aprì di scatto spingendomi verso un cortile coperto di ragnatele e piante inaridite. Giunta al primo piano tentai di scovare documenti che potessero tornarmi utili nella ricerca di quel monumento invisibile, ma nulla mi ricondusse a lui ne tanto meno alle risposte che cercavo da giorni.

Ero posseduta da un instancabile e insolito desiderio di conoscenza. Meno sapevo e più volevo saperne. Come se l’eco tonante di quel luogo dimenticato da altri, mi implorasse di risollevarlo dalla polvere nella quale era sprofondato.

 

dubito ergo sum

Ritornai nelle strade del centro e rimasi immobile un istante, quasi in attesa di un segnale, di un indizio. Il sole cocente di mezzogiorno mi impediva di sostare a lungo e così mi riparai nella libreria più vicina, sicura di trovare informazioni utili. Niente che già non sapessi.

L’anfiteatro, costruito nei primi secoli dell’Impero probabilmente travolgendo un quartiere di abitazioni a nord della città, è uno dei monumenti più significativi della città romana di Catania.

I suoi possenti ruderi, ben visibili dalla centrale piazza Stesicoro sin dagli inizi del XX secolo, si estendono, in senso nord sud, dalla zona meridionale di via Penninello all’incrocio della stessa piazza con via Sant’Euplio ed in senso est ovest dal vico Neve all’area sottostante la chiesa di San Biagio dove è a vista una parte di quel corridoio che separava l’anfiteatro dalla collina retrostante.

A seguito dei lavori di scavo, diretti nei primi anni del Novecento da F. Fichera, è stata riportata alla luce, e lasciata a vista, una porzione del settore nord della cavea separata dall’arena da un alto podio, originariamente rivestito in marmo. Si liberò del tutto il corridoio interno dell’ordine inferiore che è percorribile interamente.

Del monumento, ridotto ad un immenso ammasso di rovine, tanto da essere utilizzato quale cava di blocchi per la costruzione di edifici cittadini sin dall’età bizantina, e coperto dalle Mura della città in epoca medievale e moderna, sopravvive solo la parte inferiore che rimaneva del tutto interrata ancora alla fine del XVIII secolo allorché il Principe di Biscari promosse i primi scavi per la sua liberazione. Definito dallo stesso Biscari “… il testimonio più grande dell’antica catanese grandezza …” *

Solo notizie sparse su pagine orfane. Ripresi a camminare a passo svelto ricordando a me stessa che la scoperta avrebbe riscattato la mia indagine e che io, un giorno, sarei stata riconoscente ai miei dubbi.


La presa di coscienza                                                                                                                                                                                                             Guarda al di là del tuo naso


Testo a cura di Erika Magistro

Illustrazioni di Delia Sambataro

*Estratto da Le Carte delle Aree Archeologiche a cura del Dipartimento Beni Culturali Regione Siciliana