Sono il classico tipo che osserva a lungo dimenticando il tragitto, che sceglie di fermarsi per accertarsi di aver preso tutto e, alla fine, si rende conto di non avere niente. Sono il classico tipo che guarda i piccoli gesti e ignora quelli plateali, che maldestramente agisce e attentamente ricorda.

Sentivo di essere naufraga in un nugolo di illusioni sparse. Qualcosa però, ancora sentivo. La mia città è bella, continuavo a ripetermi, forse al fine di alimentare la perseveranza. Decisi di scoprirne le bellezze e di raccontarle a chi, come me, le oltrepassava ogni giorno per stare attento al proprio passo.

Decisi di far partire la mia ricerca dall’Anfiteatro la mattina in cui iniziai a seguire il volo incerto di una farfalla fluorescente all’interno del tram che mi vedeva inchiodata su un sedile tarlato.

Premessa
A malincuore la avvistai immobile sul cappotto conciato di un vecchio signore. Avrei voluto parlarle. Dirle di non inerpicarsi sulla spalla irregolare di quell’uomo ignaro e che, dalla sua prospettiva, doveva apparirgli un’altura accidentata.

Chissà perché aveva deciso di intraprendere quel viaggio pur essendo all’oscuro di dove l’avrebbe condotta. Mi sentì come lei: amante del mistero e pronta al rischio.

Quando l’uomo si accorse di avere quel lepidottero variopinto addosso decise di disfarsene colpendolo con un quotidiano. Una stangata brutale e inattesa.

Chissà quale fu l’ultimo pensiero di quella farfalla, colpevole di aver battuto le ali brillanti laddove non avrebbe dovuto, prima di vedersi schiacciare da un cumulo di carte sbiadite. Avvizzita su quella spalla. I colori sgargianti delle sue grandi ali vetrigne iniziarono a sfumare fino a spegnersi.

Decisi di riscattarla. Lasciai la paura seduta vicino a quell’uomo e proseguì il mio percorso di riscoperta lungo strade che adesso portavano un nome.


Memorie sparse                                                                                                                                                                                                                        Buongiorno a chi resta


Testo a cura di Erika Magistro

Illustrazioni di Delia Sambataro