separatore_homeNon c’è petra cussì dura ca goccia d’acqua, cu lu tempu, non possa perciari. 

Non c’è pietra così dura che goccia d’acqua, con il tempo, non possa bucare.

Silenzio! Fate silenzio!

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Non tutto a voce alta si può raccontare. Talvolta occorre fermarsi e ciò ch’è solo sussurrato imparare ad ascoltare. Innumerevoli storie conosco, più di quante questa voce, da secoli abituata a tacere, possa riuscire a narrare.

Vi fu un tempo in cui, da mille mani con fuoco, terra e sudore impastata, m’ergevo a maggior gloria di quest’amata città. Mentre la vista del cielo toglievo, incutevo timore e rispetto in innumerevoli folle dal sangue agitate.

Ma poi ingiustamente accusata, perfino insultata, fui infine ignorata. Ah! Ingenua, non sapevo come troppa superbia richiami l’ira divina!

Credendo che l’invidia nascesse dalla mia originaria grandezza, volli pentirmi e, umile amante, decisi d’offrirvi, come pegno, me stessa.

Pietra dopo pietra, divenni muro contro i vostri nemici; Pietra su pietra fui tetto per le vostre case… chiesa per i vostri santi. Ma non bastò. No, non fu sufficiente l’avermi quasi smembrata…quando sola rimasi in piedi, mentre tutt’intorno la città giaceva in macerie, mi cercaste: di nuovo vi diedi soccorso e fido sostegno. 

 

Stolta! Non c’è più funesto sacrificio di quello non apprezzato.

Fu allora che persi la luce e sebbene arrivaste perfino a metter in dubbio che io esistessi, ero lì, inghiottita da nera terra, soffocata, schiacciata da sempre più alti palazzi.

Ho atteso, come sempre, paziente. Sapevo che un giorno sareste venuti a cercarmi. Ciò che ignoravo era il motivo di tanto interesse.

Perché? Perché mi avete dissotterrato? Per adornare quest’angolo di piazza, da cui, in silenzio  …di padre in figlio, di figlio in padre…  il rito perenne osservo del lento succedersi di genti?

Davvero, ahimè, non sapete?

Non si conosce ciò che si è abituati a vedere…

Non si comprende ciò che non si è imparato ad amare…

Non si apprezza ciò di cui s’ignora il valore.

S’è davvero così, mi chiedo, cosa vale ostinarsi a durare?

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Testo a cura di Antonino Mazzaglia

Coordinatore scientifico del Progetto di Valorizzazione e Fruizione dell’Anfiteatro romano di Catania, archeologo dell’IBAM CNR e Phd Student in Studi sul Patrimonio Culturale.

Recitato da Lorenza Denaro

Attrice, formata  alla Scuola d’Arte Drammatica “U.Spadaro” del Teatro Stabile di Catania.

Nel 2012 ha conseguito, con il massimo dei voti,  la Laurea Magistrale in “Scienze dello Spettacolo e Comunicazione multimediale” presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Catania. Nell’ultimo anno, ha preso parte a diverse produzioni dello Stabile etneo – “Il giardino dei ciliegi”, “Trainspotting”,  “Una solitudine troppo rumorosa”, “Sabbie mobili”. Attualmente, è impegnata al fianco di Tuccio Musumeci in “Annata ricca” di Nino Martoglio.